Una Finanziaria che punisce i giovani ricercatori

Ottobre 11, 2006 on 10:41 am | In Giovani, Università, Mussi, Ricerca |

“Sono incredibili la leggerezza e la superficialità con cui il ministro Mussi ed altri esponenti del governo hanno accolto nei giorni scorsi una finanziaria che è senz’altro la peggiore in materia di università e di ricerca da molti anni a questa parte. Oltre al mancato recupero dei pesanti tagli contenuti nella Bersani e all’assenza di risorse adeguate per i bisogni nel frattempo maturati, si penalizza l’assunzione dei giovani ricercatori con la norma che prevede il vincolo di una sola assunzione per ogni pensionamento. E’ stato poi eliminato il 5 per mille destinato alla ricerca. Si tagliano inoltre gli stipendi di ricercatori e docenti con un atto che appare persino costituzionalmente illegittimo e infine si penalizzano gravemente i finanziamenti per l’edilizia universitaria. Qualora non ci fosse una decisa e netta inversione di rotta in finanziaria che consenta di recuperare le risorse mancanti il ministro Mussi avrebbe una sola conseguenza da trarre: le dimissioni“.

Sen. Giuseppe Valditara
Responsabile Alleanza Nazionale Scuola e Università

5 Commenti »

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  1. 1) Il 5 per mille non è una grossa perdita. Ricordo che si tratta di una misura mediante la quale lo Stato non si assumeva il compito di assegnare fondi alla ricerca, ma lo delegava ai cittadini, con il risultato che i fondi erano ottenuti non già dagli enti impegnati nella ricerca, ma da quelli che potevano farsi maggior pubblicità presso il pubblico.

    2) Non vedo cosa c’entri l’edilizia universitaria con la ricerca propriamente detta.

    3) Per quanto riguarda l’assunzione dei giovani ricercatori, è vero, viene posto un vincolo.
    C’è anche da dire che durante il governo precedente, ed in assenza di vincolo, è esplosa la questione dei “cervelli italiani in fuga”. Vien da chiedersi: cos’ha fatto il governo Berlusconi, quando poteva? Quanti ricercatori sono stati nominati, e come?

    Commento di Mario — Ottobre 11, 2006 #

  2. mario, non sono d’accordo. e comunque le cose nonsi limitano a questo. il vincolo e’ gravissimo (aggiunto peraltro a un blocco delle assunzioni, deroghe permettendo, in vigore da 5 anni) e si compone al fatto che le universita’ nella loro pseudoautonomia possono ‘fare ricambio’ come vogliono. possono assumere ad esempio, a fronte del pensionamento di un ordinario di fisica della materia, un ricercatore di giurisprudenza o economia. ora, di norma, un accademico di alto rango in una disciplina scientifica di base produce piu’ ricerca di un pivello che fa anche un lavoro fuori universita’ in un’area soft. risultato: indebolimento medio del livello scientifico medio e, peggio ancora (siamo in italia, remember), del rango accademico medio, e quindi l’influenza scientifica, concorsuale, di valutazione, etc. etc. etc.

    perche’ le univ scelgono cosi’ : 1) il lobbying nei confronti dei rettori da parte di certe aree accademiche (giurisprudenza, ingegneria, economia) confinanti con potenti categorie professionali (tipo: avvocati che sono al contempo docenti universitari), 2) il fatto vero ma sopravvalutato che ci sono piu’ studenti a economia che a fisica, p.es. (e qui si apre il capitolo della valutazione dell’attivita’…), 3) il risparmio in stipendi che permette di dirottare la differenza su altre piacevolezze, delle quali il personale non-docente (di cui molto nullafacente) e’ la meno dannosa.

    esplosa la questione cervelli ? a me risulta che il governo precedente abbia riportato in italia un buon paio di cento “cervelli” (uno lavora con me da 3 anni), e che in primavera avesse - giustamente - sospeso il programma per la necessita’ di stabilizzare - o almeno di fare chiarezza su come disporre di - questi ricercatori. questo governo si e’ del tutto disinteressato di cosa farne. solo il CUN ha dato parere negativo alle chiamate in ruolo. risultato: la gente si stufa e se ne va; lo stato ha pagato 3 o 4 anni di (discreto) stipendio e (pochi) fondi di ricerca per ritrovarsi con niente in mano. complimentoni. in linea con Mussi che parla parla parla ma per ora non combina niente su tutta la linea. nota: non lo dico solo io - questo me l’ha detto ieri un collega girotondin-rifondarol-antibushiano.

    infine, quanti ric nominati dal governo ? e che c’entra ? i concorsi sono da sempre locali, sono le universita’ che decidono. in base, come dicevo, al quattrino che hanno. ancora, e di nuovo: l’enfasi esclusiva sui ricercatori (la terza fascia della docenza, in sostanza) non va esagerata, suona di ggiovanilismo a tutti i costi. oggi nella scienza non sono i 25enni che fanno le rivoluzioni. non piu’: sara’ colpa della scuola, ma e’ cosi’. per la mia esperienza e’ la gente tra i 35 e i 50, che ha esperienza e potere.

    ciao - vincenzo

    Commento di vfiore — Ottobre 12, 2006 #

  3. @vfiore
    in proposito a come le università scelgano i loro ‘’addetti'’ dimentichi tra le tue ottime ragioni anche il grado di parentela che in molti casi risulta contare molto… vfiore sei mitico.

    Commento di Fabio 82 — Ottobre 12, 2006 #

  4. @fabio: beh, si’, a volte “ritornano”. ma non facciamo i santori: il problema principale non e’ certo quello. io, per dirne una, non ho nessun parente all’universita’. e grazie del mitico, nonostante la blatant’ironia ;)

    Commento di vfiore — Ottobre 13, 2006 #

  5. Vfiore nessuna ironia… sono d’accordo con te!

    Commento di Fabio 82 — Ottobre 14, 2006 #

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